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Author Archives: EchoAdmin


Il nostro percorso di innovazione continua a raccogliere l'attenzione delle principali testate giornalistiche nazionali e locali. Il 19 maggio 2026, l'edizione partenopea de La Repubblica ha dedicato un ampio spazio a EchoWatch all'interno del suo prestigioso dossier online "Eccellenze della Campania".





L'articolo, intitolato proprio "Tecnologia da polso per i prelievi complessi", esplora in dettaglio come il nostro dispositivo indossabile stia trasformando una delle procedure mediche più comuni e, talvolta, più critiche: la ricerca dell'accesso venoso nei pazienti difficili.





Un orgoglio campano: dalla ricerca alla pratica clinica





Il quotidiano mette in risalto le radici del nostro progetto, sottolineando la forte sinergia col territorio e la nascita come spin-off dell'Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli. Come si legge nell'approfondimento, l'obiettivo di EchoWatch è intervenire in modo mirato su una criticità quotidiana: agevolare i prelievi e le terapie endovenose su pazienti complessi come bambini, anziani fragili, persone in sovrappeso o pazienti in pronto soccorso in stato di shock.





La soluzione raccontata da La Repubblica è un vero e proprio concentrato di ingegneria clinica in un formato familiare, simile a quello di uno smartwatch. Al suo interno, il bracciale ospita:






  • Una micro-sonda ecografica per la visualizzazione dei vasi sanguigni in tempo reale.




  • Un sistema di riscaldamento localizzato per favorire la dilatazione della vena.




  • Un foro guida (clamp meccanico) per allineare l'ago con la massima precisione ed evitare movimenti indesiderati.





Meno stress, maggiore efficienza nei reparti





Un passaggio chiave dello speciale di Repubblica si concentra sull'impatto diretto della nostra tecnologia sul sistema sanitario. I tentativi multipli di incannulamento non sono solo fonte di grande stress per il paziente (coinvolgendo fino al 56% dei casi in ambito pediatrico), ma rappresentano un oggettivo rallentamento nell'erogazione delle cure.





Intervistato dalla testata, il professor Raffaele Marfella, presidente e responsabile della ricerca clinica del progetto, ribadisce lo scopo del dispositivo: "L'idea è offrire uno strumento che permetta di arrivare direttamente nel vaso con maggiore precisione e con meno possibilità di errore".





Un'innovazione accessibile a tutti





Il dossier "Eccellenze della Campania" evidenzia un altro punto di forza cruciale di EchoWatch: la sua accessibilità. Con un costo stimato molto contenuto (tra i 120 e i 130 euro), nettamente inferiore rispetto a quello dei classici carrelli ecografici, il dispositivo è stato pensato per un utilizzo diffuso e capillare.





L'ambizione, riportata sulle pagine del quotidiano, è far diventare EchoWatch uno strumento di uso comune nell'assistenza territoriale, domiciliare e nelle ambulanze, replicando il percorso di adozione massiva che ha caratterizzato il saturimetro durante il periodo pandemico.





Il Premio America Innovazione





A conclusione dell'articolo, La Repubblica ricorda anche il recente e prestigioso traguardo raggiunto dal nostro team: il Premio America Innovazione. Il riconoscimento, promosso dalla Fondazione Italia USA e ritirato alla Camera dei Deputati, certifica il valore di una tecnologia brevettata (PCT/IB2021/060750) portata avanti da una squadra coesa di medici, ingegneri elettronici e specialisti di marketing e sviluppo aziendale.





Di seguito il link per leggere l'articolo integrale direttamente sul portale del quotidiano: Leggi l'articolo su La Repubblica Napoli - Dossier Eccellenze della Campania



Come evidenziato di recente sulle pagine di Focus MEDTECH, esistono innovazioni mediche spettacolari che finiscono al centro dei grandi congressi internazionali, e tecnologie molto più silenziose che, invece, incidono sulla parte più quotidiana della cura. La loro forza non sta nell'effetto scenico, ma nella capacità di intervenire su problemi ripetuti migliaia di volte al giorno.





Lo speciale di Focus MEDTECH ha acceso i riflettori proprio su EchoWatch, analizzando come un gesto considerato ordinario – come trovare una vena – possa diventare una vera e propria sfida. Quando il paziente è un bambino, una persona in sovrappeso, un anziano fragile o un individuo arrivato in pronto soccorso in stato di shock, i tempi si allungano e i tentativi aumentano.





L'intuizione clinica: un'ecografia al polso





L'articolo ripercorre la genesi del nostro dispositivo: nato dall'esperienza accumulata nei reparti ospedalieri e di emergenza, EchoWatch è lo spin-off dell'Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli (nato ufficialmente nell'aprile 2025) progettato per facilitare l'individuazione delle vene.





All'interno di un piccolo bracciale, simile a uno smartwatch, il team ha integrato:






  • Una micro-sonda ecografica che mostra in tempo reale il vaso sanguigno.




  • Un sistema di riscaldamento localizzato per favorire la dilatazione della vena.




  • Un clamp meccanico e un foro guida per stabilizzare l'ago e allinearlo al punto corretto.





Il professor Raffaele Marfella, presidente e responsabile della ricerca clinica, ha spiegato alle pagine della rivista: "L'idea è offrire uno strumento che permetta di arrivare direttamente nel vaso con maggiore precisione e con meno possibilità di errore".





Ridurre gli errori nella pratica quotidiana





Come riportato da Focus MEDTECH, i tentativi multipli sono uno dei problemi principali negli accessi venosi difficili. I dati confermano che la difficoltà di incannulamento può interessare fino al 56% dei pazienti pediatrici e una quota significativa di adulti.





Ogni tentativo fallito significa spreco di materiale, tempo sottratto agli operatori e stress per il paziente. Nei reparti d'emergenza, questo può rallentare l'avvio di terapie salvavita e aumentare il rischio di complicanze, dalle flebiti alle infezioni. EchoWatch è stato progettato proprio per contesti in cui l'ecografo tradizionale non è sempre disponibile, come pronto soccorsi, ambulatori territoriali e assistenza domiciliare.





Accessibilità come missione





Un punto centrale evidenziato dallo speciale è l'accessibilità economica. EchoWatch si colloca in una fascia di prezzo stimata tra i 120 e i 130 euro, nettamente inferiore agli ecografi tradizionali.





"Abbiamo lavorato per creare uno strumento semplice, economico e facilmente utilizzabile anche fuori dai grandi ospedali", ha ribadito il prof. Marfella. L'obiettivo condiviso nell'articolo è chiaro: rendere EchoWatch uno strumento di uso comune, esattamente come è accaduto con il saturimetro durante il periodo Covid.





Il riconoscimento: Premio America Innovazione





A conferma del valore di questa "terza missione" universitaria – che unisce ricerca medica, ingegneria elettronica (grazie a giovani dottorandi) e marketing – l'articolo di Focus MEDTECH ricorda un importante traguardo recente.





L'8 maggio 2026, presso la Camera dei Deputati a Roma, la tecnologia di EchoWatch (protetta dal brevetto internazionale PCT/IB2021/060750) è stata insignita del Premio America Innovazione. Il prestigioso riconoscimento della Fondazione Italia USA, ritirato da Silvio Monetti per ECHO-WATCH SRL, premia una tecnologia lontana dalle narrazioni futuristiche, ma destinata a migliorare concretamente la medicina di tutti i giorni.



Il brevetto internazionale PCT/B2021/060750, depositato dall’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, rappresenta il primo e principale passo di una lunga strada di ricerca e sviluppo. Questo documento ufficializza un’idea che nasce dall’incontro tra competenze mediche, ingegneristiche e imprenditoriali, con l’obiettivo di offrire una soluzione concreta alla sfida del reperimento venoso in contesti privi di ecografo.










1. Contestualizzazione e Nascita del Progetto





1.1 Spin-Off Accademico





Il 14 aprile 2025, a Napoli, viene costituita EchoWatch S.r.l., spin-off accademico dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”. I soci fondatori combinano esperienze e percorsi diversi: dalla Medicina Interna (con oltre 800 pubblicazioni scientifiche) all’Ingegneria Elettronica, fino alle competenze di marketing e project management. Proprio in seno a questa sinergia – in cui la ricerca universitaria ha incontrato la concretezza imprenditoriale – prende forma il brevetto PCT/B2021/060750.





1.2 Esigenza Clinica all’origine del Brevetto





Fin dal primo confronto tra reparti clinici e laboratori di ingegneria, si è evidenziata una lacuna significativa: in molti contesti—ospedali di provincia, ambulatori rurali o durante assistenza domiciliare—notoriamente non è disponibile un ecografo portatile. Questo costringe medici e infermieri a affidarsi esclusivamente alla palpazione, spesso con risultati incerti. Il brevetto PCT/B2021/060750 nasce esattamente per colmare questa carenza, formalizzando una tecnologia in grado di supportare il reperimento venoso senza apparati ingombranti.










2. Contenuti Essenziali del Brevetto





2.1 Proprietà Industriale e Ambito di Applicazione





Titolarità: Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”.
Oggetto: Strutture e metodologie per creare un dispositivo portatile, indossabile, in grado di visualizzare e stabilizzare un vaso sanguigno prima della puntura.
Brevetto PCT: Il deposito PCT (Patent Cooperation Treaty) garantisce protezione internazionale, consentendo di avviare parallele procedure di brevetto nei paesi di interesse.










3. Vantaggi e Innovazione Brevettuale





3.1 Unicità rispetto alle Soluzioni Tradizionali






  • Compattezza e Portabilità: Il brevetto formalizza un approccio che supera l’obbligo di utilizzare un ecografo da tavolo o portatile di grandi dimensioni, concentrando in un’unica unità sistemi ottici, termici e meccanici.




  • Integrazione Funzionale: L’autoregolazione tra moduli ottico, termico e meccanico è parte integrante dell’invenzione, garantendo un’efficace sinergia tra identificazione, dilatazione e stabilizzazione vasale.





3.2 Ambito di Protezione





Grazie alla formulazione PCT, il brevetto non si limita al territorio italiano: la redazione del documento consente di avviare la protezione in Europa, Nord America e paesi di maggiore interesse commerciale, tutelando l’innovazione a livello internazionale e creando le basi per collaborazioni future con partner esteri.









Il brevetto PCT/B2021/060750 costituisce il punto di partenza di un’innovazione che, partendo dall’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”, vuole ridefinire il modo in cui i professionisti sanitari affrontano il reperimento venoso. Riducendo la dipendenza da apparecchiature ingombranti e focalizzandosi su un’unità compatta, indossabile e integrata, questo brevetto traccia una nuova rotta verso pratiche cliniche più rapide, semplici e accessibili. Grazie alla protezione internazionale offerta dal PCT e alle collaborazioni in corso, l’invenzione è destinata a diffondersi oltre confine, aprendo la strada a partner e realtà mediche di tutto il mondo.



Introduzione





È una scena familiare in ogni reparto ospedaliero, pronto soccorso o servizio di assistenza domiciliare: l’operatore sanitario si avvicina al paziente con ago e siringa in mano, pronto a prelevare un campione di sangue. Tuttavia, non sempre è così immediato: a volte la vena sembra scomparsa, il paziente stringe i denti, e il primo tentativo finisce con un buco vuoto. Ma perché capita che, nonostante l’esperienza, trovare una vena adeguata sia così complicato? In questo articolo esploreremo insieme le ragioni più comuni, l’impatto che ciò ha sui pazienti e sul personale sanitario, e quali strategie—da semplici accorgimenti manuali fino a strumenti di ultima generazione—possono fare la differenza.










1. Le Cause di un Reperimento Venoso “Elusivo”





1.1 Anatomia e Condizioni Individuali





Ogni corpo è un universo a sé. Alcuni pazienti hanno vene robuste e ben visibili, che si distinguono nettamente sotto la pelle. Altri, invece, presentano vene sottili, profonde o tortuose. In chi ha tessuto adiposo più spesso—persone in sovrappeso o con una maggiore quantità di grasso sottocutaneo—le vene possono essere più difficili da palpare. Nei pazienti anziani, la perdita di elasticità delle pareti venose contribuisce a rendere i vasi “molli” e meno turgidi. Anche chi è disidratato vede il proprio volume ematico ridursi, con conseguente collasso parziale dei vasi che rendono la ricerca più laboriosa.





1.2 Condizioni Patologiche e Fisiologiche





Quando la pressione del sangue è troppo bassa, come in situazioni di ipotensione o shock, le vene si riducono di calibro e diventano quasi impalpabili. Chi soffre di malattie croniche—per esempio pazienti diabetici o oncologici—spesso ha avuto ripetuti accessi venosi nel corso degli anni: questo può portare a vene fragili, sclerotizzate o addirittura già escluse, dove il vaso “scivola via” al minimo contatto. Nei bambini, invece, sia la paura sia la piccola superficie di vascolarizzazione rendono il compito ancora più delicato: un movimento improvviso può vanificare ogni tentativo.





1.3 Fattori Ambientali e Strumentali





Un’altra variabile da non sottovalutare è l’ambiente in cui si effettua il prelievo. In un pronto soccorso o in una stanza poco illuminata, nemmeno le vene più superficiali risultano facili da individuare. Inoltre, non sempre è a disposizione un ecografo portatile: in molti contesti ambulatoriali o a domicilio, si fa affidamento esclusivo su tatto e vista, senza strumenti di supporto che possano mappare in tempo reale il percorso del vaso.










2. Impatti per il Paziente e per il Personale Sanitario





2.1 Disagio e Rischi per il Paziente





Il paziente che attende il prelievo si sente vulnerabile: un singolo tentativo fallito si traduce in aumento del dolore e dell’ansia. Se il primo ago non “entra” nel vaso corretto, si può andare incontro a ematomi, lividi o infiltrazioni. Per chi soffre di fobie o semplicemente teme l’ago, ogni tentativo frustrato è un salto nell’ansia, che può creare un circolo vizioso: più tentativi falliti, più timore al prossimo accesso.





2.2 Stress, Tempi e Costi per gli Operatori





Un infermiere o un medico che deve ripetere la puntura diventa consapevole di sottrarre tempo prezioso ad altri pazienti. Occorre ristabilire la calma, preparare nuovo materiale (ago, siringa, garze), individuare di nuovo la vena: ogni fase sottrae minuti preziosi. E quei minuti, in un contesto di pronto soccorso affollato o di ambulatorio con turni stretti, possono fare la differenza. Dal punto di vista economico, inoltre, un numero elevato di tentativi si traduce in un maggiore consumo di dispositivi monouso—costi sottili ma non trascurabili che, moltiplicati per centinaia di procedure, pesano sul bilancio di qualsiasi struttura sanitaria.










3. Strategie e Piccoli Accorgimenti “Low-Tech”





3.1 Posizionamento e Calore Localizzato





Spesso un trucco semplice come fare tenere il braccio del paziente leggermente più basso del livello del cuore favorisce il riempimento dei vasi. Un panno caldo applicato sul sito di puntura per 2–3 minuti può dilatare le vene superficiali: è un metodo naturale e privo di effetti collaterali, che funziona soprattutto in pazienti con vene più profonde o poco visibili.





3.2 Tecnica di Palpazione e Torcione





La palpazione corretta si impara con l’esperienza: con polpastrelli delicati, senza spremere eccessivamente, si deve avvertire la tensione del vaso. Se la vena appare troppo “molle”, applicare un laccio emostatico leggero—non troppo stretto—può evidenziare il lume. È una manovra che richiede pratica, ma consente di migliorare drasticamente il tasso di successo al primo colpo.





3.3 Valutazione Preliminare del Paziente





Prima di avvicinarsi con ago e tubicino, prendersi un istante per dialogare con il paziente può fare la differenza. Chiedere se ha già avuto difficoltà in passato, se prende farmaci anticoagulanti o se ha avuto reazioni avverse a prelievi precedenti. Queste informazioni, unite all’osservazione del tracciato venoso—visibile magari sulle mani, sui polsi o sul bordo esterno del gomito—possono orientare verso la scelta migliore del sito.










4. Soluzioni “High-Tech” in Arrivo





Negli ultimi anni, la ricerca accademica e ingegneristica ha puntato alla realizzazione di dispositivi in grado di supportare visivamente l’operatore. Basandosi su studi condotti dall’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” (tra cui medici ordinari e ingegneri biomedici) è nato un nuovo approccio: un dispositivo indossabile, simile a un orologio. Senza entrare nei dettagli brevettuali, possiamo dire che integra tre funzioni chiave:






  1. Mappatura Ottica in Tempo Reale: Sensori che, sfruttando onde ultrasoniche, evidenziano la presenza di vasi sanguigni, restituendo un’immagine ottica sintetica su un display del percorso venoso sotto la pelle.




  2. Riscaldamento Localizzato: Un piccolo elemento riscaldante applicato sul polso—al di sopra del vaso individuato—favorisce la dilatazione, rendendo la vena più visibile e più turgida.




  3. Meccanismo di Immobilizzazione: Una clip meccanica delicata mantiene il vaso stabile durante la puntura, evitando che si muova al minimo microspostamento, con un conseguente aumento dell’accuratezza.





I dati forniti dal team di ricerca indicano che, adottando questa tecnologia, è possibile ridurre di oltre il 50% i tempi medi necessari per trovare la vena e ottenere un tasso di successo al primo tentativo superiore al 99%. Questo significa meno stress per il paziente, meno sprechi di materiale e un recupero dei tempi infermieristici, con un notevole beneficio sul piano organizzativo.










Conclusioni e Consigli Pratici





Trovare una vena può sembrare un’operazione di routine, ma dietro a quel piccolo gesto si nascondono variabili legate all’anatomia, alle condizioni fisiche e all’ambiente. Conoscere le cause più comuni—variabilità anatomica, ipotensione, disidratazione, movimenti involontari del paziente—è il primo passo per adottare tecniche efficaci:






  1. Preparazione e Comunicazione: Parlare con il paziente, posizionare correttamente il braccio, applicare un panno caldo.




  2. Palpazione Attenta e Tourniquet Moderato: Due manovre che, fatte con esperienza, permettono di “sentire” vene sottili o profonde.




  3. Quando Serve, Affidarsi agli Ausili: Se la vena resta elusiva, utilizzare un dispositivo dedicato che integri mappatura, riscaldamento e stabilizzazione.





In conclusione, un mix di competenza, attenzione ai dettagli e—dove possibile—tecnologie innovative può trasformare un prelievo complesso in un’operazione rapida, sicura e indolore. E questo porta beneficio sia al paziente—meno ansia, meno dolore—sia al sistema sanitario—tempi ottimizzati, costi contenuti, minor spreco di risorse.